Cesenatico: analisi pedagogica di un’esperienza. Lucia Civetta

Pubblicato il Autore Domenico VaccaroLascia un commento

 La valenza educativa dell’esperienza di campo scuola a Cesenatico è sicuramente meritevole di riconoscimento. L’uso di strumenti, lo stare insieme in maniera compartecipata, il mutuo soccorso, l’acquisire nuove tecniche e nuovi stili di comportamento per la quotidianità, sono tra i punti di forza educativi evidenziabili alla fine dell’esperienza.

L’indipendenza da qualcuno che possa aiutarli in ogni piccolo passo compiuto porta i ragazzi a prestare molta più attenzione a sé, ai propri effetti e agli altri accrescendo fortemente il proprio senso di responsabilità. Tutto ciò che in passato hanno acquisito, hanno appreso, essendo autonomi nella loro quotidianità, lo hanno tirato fuori.

Cesenatico li ha aiutati, convivendo con altri gruppi, ad instaurare legami anche con gente nuova: li ha aiutati a conoscere, ad aprirsi, a non rimanere chiusi in se stessi e nelle proprie insicurezze.

I nuovi strumenti comportamentali forniti hanno prodotto miglioramenti qualitativi nella quotidianità dei ragazzi, infatti gli interventi attuati non erano di tipo abilitativo bensì riabilitativo in alcuni casi e di perfezionamento e potenziamento in altri.

Il metodo dell’approccio globale fa sì che i progetti mirino all’educazione dei ragazzi nella loro pienezza e totalità anche secondo metodi e tecniche differenti in modo da soddisfare appieno le richieste ed esigenze di ognuno.

Il campo di Cesenatico si è rivelato un lavoro non serioso ma fresco e divertente, capace di motivare e coinvolgere tutti. Il clima disteso e di “amicalità” deve essere necessario perché tutto funzioni per il meglio. Ma soprattutto è necessaria una reale e concreta partecipazione attiva delle famiglie che hanno il diritto/dovere di fornire dati e appoggio utile agli esperti perché il lavoro da svolgere sia effettivamente produttivo ed efficace. E perché ciò sia possibile si necessita di una forte relazione di fiducia reciproca tra genitori ed esperti, ma anche tra esperti e non vedenti perché si sentano coinvolti, accettati e compresi e perchè loro si affidano a mani esperte, “alle mani (e agli occhi) di persone vedenti“. Si affidano a chi realmente si prende cura di loro con amore, passione e dedizione. Si affidano a chi gli insegna a vivere e a come affrontare al meglio la vita privata e sociale, soprattutto sociale, prendendo le mosse da un concetto fondamentale per questa associazione, la reciprocità.

La strategia pedagogica dell’ “imparare giocando” è la strada maestra verso l’acquisizione di nuove competenze anche nel mondo dei giovani adulti.

Il carattere multi generazionale che ha l’esperienza di campo presentata è fondamentale per due ragioni: la prima è che anche gli adulti, facendo questo tipo di esperienza imparano perché non è mai troppo tardi per farlo, la seconda è che i più giovani, affiancandosi agli adulti, sono maggiormente stimolati all’apprendimento da chi, come loro, vive e ha vissuto una situazione di difficoltà. L’appiglio di questo rapporto amicale è dovuto al riconoscimento dei più giovani del valore dell’esperienza. Gli adulti, così, si fanno guida e consiglieri per i più piccoli che ritrovano dei punti di forza proprio nei consigli da loro dispensati. Ecco allora che la reciprocità diviene la chiave su cui tutto si erge, tutto si snoda, tutto acquista significato perché ognuno impari ad essere importante per l’altro e impari a chiedere dell’altro senza mai dimenticarsi che “le mani dell’altro non sono vuote”.

 Civetta Lucia

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