Incontrare i genitori”: percorsi educativi per famiglie di bambini e ragazzi non vedenti pluriminorati.

Pubblicato il Autore Domenico VaccaroLascia un commento

 Coinvolgere i genitori di persone con disabilità nel processo educativo significa riconoscere alla famiglia il giusto ruolo, ma anche metterne in rilievo i vissuti, le emozioni ed i pensieri.

La Fondazione MAC Insieme affianca il Movimento Apostolico Ciechi per l’attivazione, la realizzazione e la gestione di progetti e di servizi per persone non vedenti, non vedenti pluriminorate e pluriminorate psicosensoriali, per la formazione, l’accompagnamento  dei genitori e degli operatori scolastici e sociali nel delicato compito educativo.

La Fondazione ha avviato, a partire da gennaio 2011, una sede operativa a Salerno, che si aggiunge alle sedi  di Siracusa e di Granarolo dell’Emilia (BO).

L’azione della Fondazione si sviluppa in tre aree: Orientamento, Documentazione e Formazione.

La Fondazione ha attivato tre agenzie pedagogiche, rispettivamente a Genova, Salerno e Siracusa, tramite le quali propone alla famiglia (genitori, fratelli e sorelle, ecc.) con persone non vedenti e/o non vedenti pluriminorate, alle parrocchie (catechisti, operatori pastorali, ecc.) consulenza pedagogica e orientamento psicologico, percorsi formativi e laboratoriali anche residenziali per il potenziamento dell’autonomia e cura personale e l’inclusione sociale.

Nell’ambito delle suddette attività, ha realizzato a Salerno, anche quest’anno, con un gruppo di genitori, 8 incontri, della durata ciascuno di 2 ore, ove l’attenzione è stata focalizzata sul raccontare di se, della propria storia familiare e non solo.  In questo percorso dai racconti con i genitori si è potuto raccogliere una serie di dati, di informazioni, che raccolgono in questo breve contributo. È ormai indiscutibile il ruolo pedagogico e formativo della famiglia nella vita di ciascuno e, in particolare, nella vita delle persone con disabilità.   L’interesse per le cure e le attenzioni educative genitoriali non è una conquista recente, ma è l’esito di un lungo processo culturale e pedagogico. Malgrado questa diffusa consapevolezza è ancora difficile incontrare un pieno e totale coinvolgimento dei genitori da parte delle istituzioni negli interventi pensati per i loro figli.  Conoscere i percorsi, le storie della famiglia permette di dare ad essa la giusta risonanza.                                                                           

Non è spontaneo raccontare la propria storia, le proprie  emozioni;  le emozioni spesso vengono raccontate e raccolte senza le parole: il silenzio, il  tremolio  della voce, lo sguardo che si distrae, le mani che si lasciano andare, rinviano una serie di significati. Le storie, quelle raccontate dai genitori, mostrano come la costante della loro esistenza  sia l’esigenza di adattarsi a un continuo cambiamento. Il cambiamento diventa il punto di forza  entro il quale costruire nuovi e possibili comportamenti. Innescare il cambiamento è un processo esclusivamente personale. Il conduttore può solo facilitarlo, agevolarlo, ognuno lo realizza attraverso le relazioni con le persone, tramite i luoghi, gli oggetti con cui ha a che fare quotidianamente. Ogni persona, ogni contesto, i luoghi che frequentiamo, le relazioni che instauriamo costituiscono la nostra conoscenza, la nostra identità. L’apprendimento è relazione che modifica il nostro modo di pensare, di parlare, di  conoscere il mondo. Quando si parla di apprendimento si parla soprattutto di percorsi spontanei, informali, quotidiani.

I genitori, soprattutto quando hanno a che fare con la disabilità dei figli,  sono spesso costretti a saltare una serie di passaggi,  naturali, quotidiani, spontanei e ad imparare da subito e continuamente come adattarsi, come modificare gli spazi, come definire i comportamenti, spesso come fare per modificare e controllare le emozioni.  È difficile, per il genitore, “dire”. Proporre percorsi laboratoriali e di narrazione, a piccoli gruppi, può essere una modalità attraverso la quale il genitore può  veicolare sentimenti, emozioni e giungere in maniera più facile ad una nuova forma di consapevolezza e, pertanto, a nuovi apprendimenti. Il contesto, la strutturazione dello spazio  entro cui realizzare i laboratori deve garantire una relazione sicura, di qualità. A volte la persona gestisce lo spazio, la relazione,  dialoga serenamente, racconta di se, a volte si irrigidisce, diventa silenzioso. Qualche volta nei racconti dei genitori traspare l’idea del miracolo; la persona a questo punto modifica la mimica, lo sguardo, il respiro; essa diventa più fragile. Il pensiero del miracolo nei genitori appare assai di frequente, a volte, è solo una forma regressiva, un lontano pensiero. Trapela la voglia, il desiderio, la speranza che ritrovare o incontrare la preghiera, avvicinarsi alla “fede”, lenisca il tutto. La persona si sente più al sicuro, protetta, meno spaventata. Talvolta è solo un modo per andare avanti, per non cedere alla depressione, per continuare a vivere, a fare, a progettare e a non essere solo tentati di vivere. Per chiunque, ma soprattutto per il genitore, costruire la conoscenza, l’ identità è un po’ come ricostruire la propria storia, riflettere sulle proprie esperienze, sui luoghi, anche quelli lontani. Si riscoprono valori, giudizi, che si hanno o che si hanno avuto come figli, come compagni. I  ricordi legati alla propria infanzia e ai momenti di spensieratezza, emergono poco, quasi mai, sembra quasi che si sia voluto dare uno stop ai sogni. Diventa più facile e comprensibile, in questo modo, capire perché appaiono rigidi nella relazione,  talvolta assumono ruoli periferici.

Diventa possibile raccontarsi, esplorare, riflettere e interrogarsi sulla storia, trovare e ritrovare emozioni e sentieri già percorsi. Sentieri e itinerari che schiudono nuove possibilità.  È questo un “Itinerario Possibile” che vogliamo continuare a perseguire, con chi lo vorrà,  raccogliendo storie, racconti, pensieri, emozioni, per essere sempre più compagni di viaggio.

Domenico Vaccaro,

pedagogista

 

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